La mobilità sanitaria tra diritto alla salute e diversità territoriali

Tra i diritti fondamentali dell’uomo il diritto alla salute è uno dei più importanti .In Italia e’ garantito dall’ art 32 della Costituzione che afferma :

“ La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’ individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti . Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge .La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana “

La stessa Costituzione all’ art . 117 prevede,  poi , che  la responsabilità della tutela della salute sia ripartita tra lo Stato e le Regioni.

Spetta allo Stato : 1) il compito di determinare i LIVELLI ESSENZIALI DI ASSISTENZA (LEA) cioè i servizi e le prestazioni sanitarie che devono essere assicurati a tutti i cittadini , gratuitamente o dietro il pagamento di una quota di partecipazione( TICKET )  attingendo alle risorse pubbliche raccolte attraverso le tasse 2) e il compito di vigilare sulla loro effettiva erogazione .

Mentre spetta alle Regioni il compito di programmare e gestire , in piena autonomia , la sanità nell’ ambito territoriale di loro competenza , avvalendosi delle ASL ( Aziende Sanitarie Locali ) e delle Aziende Ospedaliere .

Per dare concreta attuazione al diritto alla salute (Art. 32 ) , nel 1978 venne istituito il Sistema Sanitario Nazionale ( SSN ) che garantisce assistenza sanitaria ( cure mediche , medicinali ecc .) ai cittadini iscritti nelle ASL del proprio luogo di residenza .Il cittadino può scegliere liberamente , su tutto il territorio nazionale , il luogo e la struttura che dovrà erogare le prestazioni di cui ha bisogno ( ricovero ospedaliero , visite specialistiche e accertamenti diagnostici ) .Ci sono però alcune prestazioni per le quali dovrà obbligatoriamente rivolgersi ai servizi delle ASL del proprio luogo di residenza o della propria Regione (ad es . per le vaccinazioni, protesi e ausili per i disabili ecc.)

Il Sistema Sanitario Italiano è uno dei migliori al mondo . Tuttavia,  in Italia , ci sono forti disomogeneità territoriali , che spiegano la cosiddetta “ MOBILITÀ SANITARIA “ cioè l ‘ elevato flusso di pazienti che si spostano dalle regioni di residenza alla ricerca di cure e servizi più adeguati rispetto alle proprie esigenze .

E’ importante distinguere tra : MOBILITÀ ATTIVA , che esprime L’ indice di attrazione di una Regione , in quanto indica le prestazioni sanitarie che una Regione offre a persone non residenti in essa; e la MOBILITÀ PASSIVA che esprime L’ indice di fuga di una Regione in quanto indica le prestazioni sanitarie dei residenti in una Regione , effettuate fuori da questa. La differenza tra mobilità attiva e passiva dimostra la capacità di una Regione di attrarre pazienti , ed è quindi considerata un indicatore della qualità del servizio sanitario offerto .

TIPOLOGIE DI MOBILITÀ

Vi sono diversi tipi di mobilità:

1) MOBILITÀ INTRAREGIONALE che si ha quando il paziente si sposta entro i confini territoriali della Regione di residenza al fine di ottenere determinate cure ; Ciò di solito avviene quando nel proprio Comune di residenza ci sono liste di attesa molto lunghe ;

2) MOBILITÀ INTERREGIONALE che si ha quando il paziente si sposta in una Regione diversa da quella di residenza al fine di ottenere delle cure. In genere ciò avviene quando si debbono affrontare cure importanti e ci si attende un esito migliore da quello che si otterrebbe facendosi curare nella propria Regione .Oppure si ricorre alle cure di un’ altra Regione perché per lavoro , studio o vacanza ci si trova in quella Regione e la necessità di ricorrere alle cure è del tutto occasionale .Ed ancora può accadere di ricorrere alle cure di un’ altra Regione quando , abitando al confine tra due Regioni , per motivi logistici è più comodo raggiungere l’ospedale della Regione confinante piuttosto che quello della regione in cui si risiede.

Un fattore che incide sulla mobilità interregionale è la non uniformità nei Livelli  Essenziali di Assistenza ( LEA ) che in teoria dovrebbero essere uguali in tutto il territorio dello Stato. Invece ci sono notevoli differenze tra le varie Regioni italiane , non solo in relazione alla qualità delle prestazioni erogate ,ma anche in relazione : alle tipologie di prestazione ,alle regole di esecuzione ,alle attività domiciliari ecc

3) MOBILITÀ INTERNAZIONALE che si ha quando il paziente ,per curarsi, passa i confini dello Stato. Numericamente parlando , si tratta di un fenomeno ad oggi , piuttosto limitato e avviene in tre casi:
a) quando occorre effettuare un intervento chirurgico o occorre seguire un percorso terapeutico che non è disponibile nel proprio Paese o lo è ma con una tempistica non compatibile con la malattia di cui il cittadino soffre.In questi casi si segue un percorso definito dalla legge , autorizzato esplicitamente da parte delle ASL di appartenenza del paziente , e può essere effettuato solo per selezionate patologie ( trapianti , tumori ecc.) .In taluni casi rappresenta un vero e proprio viaggio della speranza il cui esito è già discutibile a priori .

b) quando insorgono esigenze sanitarie mentre si è all’ estero per i più disparati motivi ( lavoro , studio , vacanza ). Si tratta di eventi sanitari imprevisti  e se avvengono entro lo spazio europeo , vi è una compensazione economica delle prestazioni tra Stati ;—al  di  fuori dello spazio Europeo non esiste la compensazione , ed il cittadino deve provvedere pagando in proprio o facendosi un’ assicurazione.

c) Si parla di mobilità internazionale , anche quando un paziente italiano ricorre alle cure delle strutture sanitarie che ci sono :nello Stato Vaticano ( in particolare all’Ospedale Bambin Gesù di Roma) ; nello Stato di San Marino; nel Comune di Campione d’ Italia ( che si trova nel territorio della Svizzera).

Soffermiamoci sulla mobilità interregionale , circa il 90% di coloro che si spostano , sceglie di recarsi di propria volontà presso un ospedale fuori della propria Regione di residenza ; mentre solo il 10% lo fa perché perché necessità di cure mentre e’ in un’ altra Regione per un altro motivo.

Il motivo principale per cui ci si sposta è per cercare prestazioni sanitarie di maggiore qualità per la propria patologia , di solito dietro consiglio del medico di famiglia , che quindi svolge un importante ruolo di indirizzo. Spostandosi in un’ altra Regione ci si attende di trovare medici più qualificati , migliore qualità dei servizi , maggiore umanità del personale medico e infermieristico ecc.

I problemi di salute che più di tutti fanno registrare maggiore migrazione sono le malattie pediatriche e l ’ oncologia.Le Regioni che attraggono maggiori pazienti sono il Lazio per la pediatria , la Lombardia , il Veneto e l’ Emilia Romagna per l’ oncologia .Le Regioni con un elevato tasso di fuga sono la Calabria, la Sicilia e la Campania.

Il fenomeno della mobilità sanitaria può essere considerato positivo solo se la maggiore offerta nei confronti dei pazienti “ migranti” non comporta una riduzione dell’ offerta per i residenti .Una MOBILITÀ SANITARIA SANA , FISIOLOGICA determina il pieno sfruttamento della capacità produttiva disponibile e garantisce un certo grado di competizione tra le aziende sanitarie e tra Regioni , utile a mantenere alto il livello di efficienza, garantendo la libertà di scelta dei pazienti.

Tuttavia nel nostro sistema e’ previsto che alle Regioni più efficienti , che attraggono i pazienti , vengano trasferite maggiori risorse che , queste utilizzeranno per migliorare sempre di più le prestazioni offerte ; mentre le Regioni meno efficienti , dalle quali i pazienti “ fuggono “,  riceveranno sempre meno risorse e non potranno migliorare la qualità delle cure offerte .Anzi,  spesso accade che in queste Regioni , al fine di evitare chiusure di ospedali , riduzioni di posti letto , blocco di assunzioni di medici e infermieri ecc , verranno aumentati in modo inappropriato i ricoveri , verranno effettuati interventi non necessari o in contesti organizzativi non adeguati con gravi danni per i pazienti .

Ciò non fa altro che accrescere il divario esistente tra le varie Regioni ,in particolare tra le Regioni del Nord e quelle del Sud ; si innesca un circolo vizioso difficile da interrompere .Occorre quindi modificare il sistema degli incentivi , equilibrando le risorse tra le varie Regioni .

Tuttavia alcuni sostengono che non si può pensare di migliorare la sanità al Sud riducendo i fondi che vengono trasmessi alle strutture del Nord , che si prendono in cura i cittadini del Sud . E’ ovvio che le  Regioni Meridionali hanno bisogno di più fondi , ma è necessario anche che le persone del Sud cambino culturalmente perché altrimenti niente si potrà fare per loro che continueranno a migrare verso il Nord perché non si sentono tutelati nel loro territorio d’ origine .

Occorre analizzare le zone geografiche , le patologie e gli interventi in cui la fuga dei pazienti e’ significativa e successivamente eseguire una programmazione volta a costruire le condizioni strutturali , professionali e di fiducia necessarie per sviluppare livelli di assistenza adeguati in tutte le  Regioni.