Il testo argomentativo

Traccia: Viviamo in un’epoca particolarmente caratterizzata dall’arroganza, dal sopruso e dall’aggressività. Un numero sempre più grande di persone ritiene che questi aspetti servano per “rimanere a galla”, per non farsi schiacciare dagli altri e da un mondo ostile, per fare successo, per apparire più in alto degli altri.  Prova ad interrogarti se per te ha ancora senso tentare di riaffermare gli atteggiamenti opposti, come la gentilezza, la comprensione, la cortesia e la cordialità.

 

 

 

 

 

PROBLEMA

Il senso che si dà oggi al successo è in genere quello della sopraffazione e del trionfo sugli avversari, cioè sui competitori. La stessa parola “competitività” ha assunto ormai il valore dell’arroganza di chi non guarda in faccia a nessuno pur di ottenere i propri obiettivi; anzi, chi non raggiunge il successo sperato viene considerato debole, prima ancora che incapace. Infatti abbiamo molti esempi di persone vincenti e di successo che, più che essere capaci e competenti, sono spesso solo aggressive e tracotanti. Il mondo dà loro ragione poiché si affermano nella competitività con la prepotenza e anche con la volgarità; tanto quello che importa è che raggiungano l’obiettivo.
 

 

 

ESPOSIZIONE DELL’ANTITESI

Parlare in questi termini del problema può far nascere obiezioni che provengono da due fonti: l’ipocrisia, di chi sa benissimo che è così ma non lo vuole ammettere per pura convenienza, e l’ingenuità di chi crede ancora che a contare nel mondo, per ottenere il successo, siano doti diverse da quelle che ho sopra ricordato.

Per entrambi questi ipotetici soggetti, a parole, ciò che conta è la bravura di un individuo in un dato campo, ed uno non può essere bravo se non è nel contempo gentile, comprensivo, cortese, e via dicendo. Cioè le buone qualità di una persona emergono necessariamente anche nel suo successo personale nei vari campi in cui si cimenta.

 

 

CONFUTAZIONE DELL’ANTITESI

A mio avviso è vero qualcosa di simile al contrario: oggi siamo abituati a considerare bravo e gentile colui che ha successo soprattutto nei campi che contano (potere e denaro), indipendentemente da come si comporta. Ovvero, il fatto di essere vincenti trasforma immediatamente quelle che solitamente sono considerate caratteristiche negative in caratteristiche positive. Questo proprio perché l’epoca che stiamo vivendo è l’epoca del sopruso e dell’arroganza, e chi vuole avere successo deve per forza di cose utilizzare le unghie e farsi strada a spallate, andando, se gli riesce, come uno schiacciasassi contro gli altri. Se il successo lo premierà, automaticamente tutti i suoi comportamenti verranno convertiti, come per incanto, in atteggiamenti simpatici, affascinanti, attraenti e indispensabili.
 

 

 

 

ARGOMENTI CHE RIPORTANO FATTI CONCRETI A FAVORE DELLA TESI

La classe dirigente che ci governa, e non mi riferisco solo a quella politica, ha fatto del sopruso e dell’inganno la propria condotta di vita: per fare un esempio potremmo citare le continue violenze verbali del nostro Presidente del Consiglio contro tutto ciò che lo infastidisce e contro tutti coloro che osano mettere in discussione il suo operato; ma potremmo anche parlare dei direttori e degli amministratori delegati di aziende che fingono di farsi concorrenza e di competere tra loro quando sono invece sempre d’accordo nell’aumentare i prezzi dei servizi e nell’annientare le possibilità di controllo da parte degli utenti, pardon, dei clienti che si trovano ad essere sprovveduti di fronte a leggi che non possono conoscere e dalle quali non li difende nessuno. Potremmo parlare dei posti che contano nella dirigenza e nell’amministrazione, sempre più affidati a persone furbe, lontane dalla vita quotidiana dei comuni cittadini, persone intoccabili che hanno la coscienza talmente sporca da girare sempre circondati da guardie del corpo, pagate dalle stesse persone da cui dovrebbero difenderli, cioè noi.

Gli esempi potrebbero continuare ancora a lungo e attingere dal mondo della televisione sempre più volgare e avida di crimini efferati, da un giornalismo sempre più aggressivo, fastidioso e servo dei grandi poteri, dallo sport dove, per imitare chi ha successo, anche nelle competizioni sportive per i ragazzini,  gli stessi genitori incitano i loro figli a cercare di raggiungere la vittoria con ogni mezzo: con la furbizia più scomposta e contro le regole, o persino con una certa dose di violenza.

 

 

 

TESI

Quanto afferma il titolo, nonostante le parole degli ipocriti e degli ingenui, è assolutamente vero. Oggi per vincere ed avere successo occorre per prima cosa schiacciare gli altri, eliminare la concorrenza con qualunque sistema; è il risultato finale ciò che conta, non il resto. E per schiacciare gli altri  bisogna impaurirli, occorre aggredirli da subito, mostrarsi immediatamente come persona rabbiosa, decisa a tutto, sprezzante di chiunque si trovi di fronte. Altro che gentilezza e cordialità.
 

 

 

 

 

CONCLUSIONE

Sul senso che invece possa avere il tentativo di riaffermare i valori opposti a quelli di cui si sta parlando è bene fare un discorso diverso: il problema va modificato alla radice. Vale a dire che se si riuscisse a capovolgere l’idea di successo, non considerando questa parola solo per il suo valore economico e di potere ma come affermazione personale delle proprie inclinazioni e dei propri obiettivi, allora sì che ritornerebbe importante e positivo essere cortesi e gentili.

In fondo tutti i giorni entriamo in contatto con persone piacevoli e ben disposte, ne esistono ancora tantissime. Sarebbe sufficiente smettere di considerarle mediocri, sfigate o prive di obiettivi, perché il vero successo dovrebbe diventare la possibilità di affermarsi come individui che non hanno alcun motivo di sopraffare gli altri; ciascuno impegnato nel proprio lavoro, pronto a fare la sua parte fino in fondo alla faccia della competitività che, per quanto vada di moda, socialmente è una porcheria.